Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’imago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquïete
Tenebre e lunghe all’universo meni
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

(Niccolò Ugo Foscolo, Forse perché della fatal quïete,1802)

Forse perché della fatal quïete è la prima lirica del canzoniere foscoliano; tra i XII sonetti in esso contenuti, sicuramente questo componimento lascia il segno per la sua profondità di significato. Foscolo si ispira al sonetto Al sonno di Giovanni della Casa e riprende la visione ciceroniana della morte intesa come pace dei sensi e fine delle fatiche umane.

La Sera di Foscolo non è caratterizzata da un gre gre di ranelle, dalle tacite stelle e dalla dolce voce della madre che sussurra all’infante di dormire, ma è un viaggio verso il nulla ed il completo abbandono. Uno scorrere del tempo non privo di pensieri: d’altra parte anche noi, prima di assopirci, non ripensiamo forse alla nostra giornata e al nostro passato? La sera è un momento di raccoglimento, un attimo prima siamo svegli e, pochi istanti dopo, ci ritroviamo tra le braccia di Morfeo. Ma è proprio in quel momento che, per qualche ora, odoriamo il profumo della Pace.

Eppure la Sera è pericolosa e temibile, durante il sonno profondo, infatti, perdiamo la consapevolezza di noi stessi: in quante pellicole si vedono candide fanciulle vagare attraverso saloni vuoti durante il sonno, prede di un attacco di sonnambulismo? Le stesse primule di campo che, ritrovandosi nel proprio letto al mattino, non si ricordano assolutamente di avere perlustrato l’intera casa durante il sonno!  Il filosofo John Locke, nella critica effettuata contro l’innatismo cartesiano nel Saggio sull’intelligenza umana, aveva sottolineato “So bene che certi filosofi assicurino che l’anima pensi sempre e che essa abbia costantemente in se stessa una percezione attuale di certe idee fin tanto che esiste“, ma se ciò fosse veramente possibile, come si spiegherebbe il sonnambulismo? Come può l’anima pensare sempre e non ricordarsene?

Forse l’anima non pensa sempre e proprio per questo, durante il sonno, il nostro Io si placa e lo spirto guerrier ch’entro ci rugge sembra lasciarci un po’ in pace. Per poco tempo: giusto quel battito di ciglia tra la culla e il riso. 

La-sera-del-di-di-festa

 

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