Irène Némirovsky

Irène Némirovsky (Kiev, 11 febbraio 1903 – Auschwitz, 17 agosto 1942) è stata una scrittrice francese.

Nata in Ucraina, di religione ebraica, convertitasi poi al cattolicesimo nel 1939, ha vissuto e lavorato in Francia. Arrestata dai nazisti, in quanto ebrea, Irène Némirovsky fu deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo.

Jezabel di Irène Némirovsky

Gladys Eysenach è una donna distrutta e afflitta dal male più naturale e atroce nella vita d’ogni uomo: la vecchiaia.  La protagonista del romanzo Jezabel, durante la sua giovinezza, è dipinta come «una creatura dolce e allegra» che amava essere corteggiata, ma nel corso della narrazione il suo personaggio si evolve e, nonostante l’animo della donna sia sempre fresco come una rosa appena sbocciata, il suo corpo la abbandona.

Quando era soltanto una fanciulla, Gladys amava danzare e perdersi tra i colori vivaci dei vestiti e delle sale da ballo, volteggiando leggiadra come una farfalla. Sin dalla prima adolescenza, si rese conto del suo potere seduttivo sugli uomini, riconoscendo nel marito d’una cugina lo sguardo di chi è rimasto vittima della bellezza di una femme fatale. Fu proprio lo stesso marito della cugina Tess a definirla una bambina «già civetta, smaliziata e pericolosa…».

Dopo numerose relazioni, finalmente Gladys trovò l’amore con Richard, dal quale ebbe una figlia, che desiderava soltanto compiacere la madre e ubbidirla. Gladys era sicura di sé, piena del vigore e della passionalità che solo una giovane donna attrice del suo destino può avere: recitava la sua vita come fosse una pièce di teatro. Temeraria, se pensava alla vecchiaia, non ne era affatto spaventata, poiché se la figurava come lontana ed era certa che, prima di essere segnata dal tempo, avrebbe cessato di vivere.

La bellezza la ossessionava, ogni mattina prima di alzarsi dal letto, protendeva la mano verso uno specchio per rimirarsi ed osservare il suo viso intatto e perfetto: «aveva della propria bellezza una consapevolezza profonda, che non l’abbandonava mai e le dava una pace interiore in ogni momento della giornata». Trascorsi gli anni però, la sicurezza di Gladys venne meno, in particolare di fronte all’avanzare dell’età della figlia a cui, poiché le ricordava a malincuore la sua di età, diminuiva sempre qualche anno.

Nel momento, però, in cui la devota figlia incontrò Olivier e decise di sposarlo, Gladys aprì gli occhi e si rese conto della sua età; tale scelta era per la madre un affronto: tutti avrebbero scoperto la sua vera età, non avrebbe più potuto nasconderla imbellettandosi, poiché sarebbe stata comunque evidente.

La donna, accecata dalla sete di giovinezza, arrivò addirittura a negare il permesso alla figlia di sposare Olivier, distruggendola a tal punto da causarne la morte.

Marie-Thérèse, la mite figlia di Gladys, a causa del rifiuto da parte della madre, decise di trascorrere con il suo amato una notte d’amore lei, giovane e piena di vita, voleva allontanarsi dalla madre per librarsi in volo, lasciandosi alle spalle una donna incapace di accettare la sua età.

Ma il fato le fu avverso: rimasta incinta, a causa delle pressioni subite dalla madre, dovette partorire da sola e morì per un’emorragia, cullando il frutto del suo amore.

Gladys non fu più di tanto toccata dalla perdita, l’unico suo tormento era la paura di invecchiare, di essere chiamata vecchia signora, di non essere più divorata con gli occhi dai passanti e corteggiata assiduamente. «Il ricordo della sua gioventù le dava una sofferenza piena d’invidia», quand’era giovane tutti gli sguardi erano per lei ma, ora che la sua età cominciava a vedersi, gli occhi degli uomini erano languidi per altre giovani donne, dai corpi sinuosi e dai volti lisci come pesche.

Quando conobbe il giovane Aldo Monti, che sarebbe diventato il suo grande amore, Gladys non era più ormai nel fiore degli anni ma, lusingata dalle attenzioni di lui, aveva ceduto alla sfrenatezza della passione. Aldo desiderava sposarla me lei si rifiutava. In un momento di slancio ottimistico, arrivò addirittura, per nascondere la sua vera età, a falsificare il suo certificato di nascita; ciò nonostante non ebbe mai il coraggio di sposare l’uomo. Gladys pensava, tormentandosi, «basterà un giorno di malattia, la febbre, la stanchezza e mi risveglierò vecchia, vecchia, vecchia… E lui lo saprà.», e ancora, «posso dire addio alle illusioni, sarò solo vecchia. Anche se sembrerò ancora giovane, ancora bella, in cuor mio saprò di essere vecchia.»

L’agonia di Gladys fu presto rivelata: in un giorno d’ottobre comparve davanti a lei un ragazzo appena ventenne che le domandò se potesse seguirla. La donna inizialmente glielo negò, anche se la sua voce era dolce, già piegata dal desiderio di sedurre che le pervadeva l’animo.

Il giovane si fece sempre più insistente finché sbottò, «Suvvia, nonna, rassegnatevi», e disse di essere suo nipote Bernard, il figlio di Marie-Thérèse, che Gladys aveva preferito dare in affido piuttosto che accudire, in modo da proteggere la sua vera età.

Gladys capitolò, si sentì persa, la maschera di bellezza che la avvolgeva si era rotta in mille frantumi, era come una Cenerentola che avesse ritrovato la scarpetta e scoperto che in realtà non le stava a pennello, ma le calzava due taglie più grande.

Il ragazzo, gracile ma dagli occhi ardenti, la distrusse: con disprezzo le disse che lei non era altro che un volgare mostro, una donna che si nascondeva dietro l’apparenza e la falsa giovinezza per non affrontare la realtà.

Ricattandola, pretese che Gladys lo facesse assumere da un amico per un lavoro, in caso contrario avrebbe raccontato tutto a Monti che, venuto a conoscenza della «bambina» che gli stava accanto, sicuramente se ne sarebbe liberato.

Gladys da allora perse il senno, si comportò da quindicenne, stremò il suo corpo fino all’osso pur di sembrare sempre giovane, splendente, piena di forza e sensualità, ripetendosi «Eppure sono giovane, sono giovane, è solo un orribile sogno…».

Nonostante avesse pagato Bernard per il suo silenzio, lui continuava a tormentarla, chiamandola al telefono e perseguitandola. Gladys, piegata dal terrore che Monti scoprisse la sua età, si recò da Bernard che la torturò ripetendole che era impossibile amare una donna vecchia come lei.

Gladys, accecata dalla gelosia, prese a pedinare Aldo Monti e scoprì che Bernard aveva ragione: l’uomo la tradiva. La vita l’aveva abbattuta, l’ossessione per la giovinezza demolita e l’amore completamente distrutta, ormai la sua maschera era divenuta insopportabile e la stessa Gladys si era resa conto di quanto fosse stanca e provata.

Chiese a Bernard di poter conoscere la sua fidanzata, una certa Laurette che soffriva di tubercolosi, la stessa fanciulla per cui il ragazzo voleva trovare un lavoro. Quando Gladys uscì di scena, Bernard disse a Laurette «Le farò sputare sangue, a quella donna, fino all’ultima goccia… Vuoi sapere il suo nome?… Si chiama Jezabel».

Jezabel, personaggio biblico, appare nell’Apocalisse, quando sposa il re di Israele. Era la figlia del re dei Sidoniani che adoravano Baal, la cui venerazione era associata a un’ossessiva sensualità che spesso culminava in atti sessuali. Jezabel, come figlia di questo regno perverso, crebbe in un’atmosfera dove il sesso era lo strumento per il potere. Questo personaggio è stato ripreso da Jean Racine nella tragedia Atalia, dove Jezabel è la madre della protagonista, a cui appare in sogno esortandola a proseguire la sua impresa malvagia. Jezabel è una donna perversa e crudele, invece di dissuadere la figlia, la incita a sterminare la discendenza per poter regnare su Israele e ad istituire un nuovo culto per Baal.

Bernard, alla morte di Laurette, decise di recarsi da Jezabel, «Quella vecchia, quello spettro, quel mostro!», per fargliela pagare. Nel mentre, Gladys era ad una festa e continuava a ripetersi di dover apparire giovane; le rughe non dovevano scorgersi sotto il suo trucco; doveva nascondere la sua maschera di morte. Raggiunta Jezabel presso la sua dimora, il giovane prese ad attaccarla, le gridò che era soltanto una vecchia, una vecchia pazza che non aveva diritto a nulla e tanto meno all’amore. Invaso dall’astio, asserì che l’amore è un diritto dei giovani e non dei vecchi, i vecchi meritano una vita spenta. L’anima di Gladys in quel momento appariva davvero guasta e, quando Bernard afferrò il telefono per svelare ad Aldo Monti tutto sulla terribile Jezabel, lei afferrò la rivoltella che teneva nel cassetto e sparò.

Addirittura al processo sembrava giovane, stanca certo, ma ancora florida, nonostante i segni delle lacrime e della stanchezza. Venne giudicata come «una donna che attratta dalla gioventù, dal sapore dell’ignoto, dell’avventura» aveva commesso un omicidio efferato, ma nessuno capì la sua essenza: era una creatura misteriosa piegata dall’amore e dalla sua stessa indole.

da6113a970be40b9d922e8999abd4b06_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

Per continuare a leggere la mia tesina clicca qui: L’illusione di non poter invecchiare: l’amore come possibilità di riscatto

Questo lavoro è un inserto relativo all’area di progetto “Le pagine della nostra vita“; tale lavoro è stato realizzato dalla mia classe in occasione dell’esame di maturità relativo all’anno scolastico 2012/2013. La mia tesina si propone di analizzare la condizione dell’invecchiamento dal punto di vista femminile; ho cercato, utilizzando due testi di una rara delicatezza, di approfondire questo aspetto così controverso e complicato, tentando di non risultare banale. Buona lettura!

Annunci

2 pensieri su “L’illusione di non poter invecchiare: l’amore come possibilità di riscatto

  1. Complimenti per la tesi, sei stata davvero brava 🙂 Hai ragione, fin che la gente continuerà a dare troppa importanza all’apparenza trascurando la sostanza le cose difficilmente potranno cambiare. Quando però la paura dell’invecchiamento supera certi limiti e diventa ossessiva, quasi sempre c’è alla base una vera e propria patologia psichica che andrebbe curata dall’analista. Della Némirovsky avevo letto anni fa “Il ballo”, dove, pur essendo diverso il significato e il contesto della vicenda, risaltava in modo violento la problematica emotiva del rapporto madre-figlia, che da quanto hai scritto di quest’altro suo libro sembra allora essere una costante di questa scrittrice. Dovrei comunque leggere altro di suo per appurarlo.

    Liked by 1 persona

    1. Anche io ho letto “Il ballo” e mi è piaciuto molto. Ti ringrazio per i complimenti! Credo veramente che la frase di Anna Magnani sia molto significativa ed evocativa: ad oggi le donne non riescono ad accettare l’invecchiamento e si nascondono dietro al trucco, alla chirurgia e, spesso, oltre a perdere loro stesse, deturpano i tratti facciali che, per tutta la vita, le hanno accompagnate e rese “speciali”.

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...