La Sedia di Lillà

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Oggi alla radio mi sono imbattuta in una canzone che mi ha letteralmente stregata! Nonostante sia piuttosto datata, il suo testo risulta tremendamente attuale e profondo. Ho dato una mia interpretazione alla canzone di Alberto Fortis che, con delicatezza, descrive la malattia di un anziano. La vita così breve e intensa, fatta di profumi, odori, musica e passioni, si contrappone alla vecchiaia, dipinta con pennellate veloci e en plein air, quasi come in un quadro impressionista.

Infine un risolino amaro, un lamento d’aceto, una constatazione data dall’esperienza: quanti amici tradiscono, quanti amori finiscono, quanti fiori appassiscono. Quanto è vero, ahimè! 

Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti
e una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso
mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera
di chi sa che è prenotato sulla Sedia di lillà.

Ogni volta che rideva si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva era di stagione amara
le sue rughe di cemento lo solcavano di rosso
prontamente diluito da una goccia molto chiara.

“Penso troppo al mio futuro” mi diceva delirando
“Penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male
penso che fra più di un anno cambieranno i miei progetti
penso che fra più di un anno avrò nuove verità
tu non farmi questo errore vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore cogli i fiori di lillà”.

“Quanti amici hanno tradito” continuava innervosito
“Quanti amici hanno tradito per la causa dell’Amore”
sono andato a casa sua sono andato con i fiori
mi hanno detto che era uscito che era andato a passeggiare
ma vedevo un’ombra appesa la vedevo dondolare
l’ombra non voleva stare sulla sedia di lillà.

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