Burano: tra sfumature e merletti

Burano è un’isola della laguna veneta, conosciuta per le sue casupole dai colori sgargianti e per le abili merlettaie che vi risiedono.
Il merletto comparve a Burano intorno al Cinquecento, quando il lavoro di merlettaia si svolgeva nelle case signorili. Nel Seicento, con lo sviluppo crescente  di questa attività, e la fama data alle merlettaie grazie al “punto a rosette” e al “punto controtagliato”, esse giunsero addirittura fino in Francia.

Con la caduta della Serenissima, l‘attività legata al merletto venne meno a poco a poco, per avere una ripresa nell’Ottocento, grazie alla creazione, per il volere della contessa Adriana Marcello, della Scuola Merletti (1872).
Dal 1981, al posto della Scuola Merletti, a Burano troviamo il Museo del Merletto, dove è possibile vedere coi propri occhi le piccole opere d’arte e, se si è fortunati, incontrare alcune merlettaie.

Foto di Giulia Zanetti, studentessa di Filologia e letteratura italiana a Ca’ Foscari.

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A Vision of Fiammetta

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L’artista inglese Dante Gabriel Rossetti, che raffigura Fiammetta, il senhal dell’amata di Boccaccio. 
Il senhal è un nome fittizio funzionale a proteggere l’identità dell’amata cantata dai poeti provenzali, che si utilizza anche per identificare le donne cantate dai poeti italiani.
Boccaccio ha scritto una raccolta di Rime, dove abbiamo il sonetto Sovra li fior vermigli e’ capei d’oro (1350 circa), a cui Rossetti si ispirò per dipingere questo quadro. L’artista tradusse il sonetto in questione e, approfondendo altre opere dedicate a Fiammetta, come L’elegia di Madonna Fiammetta, riuscì a catturare l’anima di questa donna misteriosa ne A Vision of Fiammetta.

«Sovra li fior vermigli e’ capei d’oro
Veder mi parve un foco alla Fiammetta,
E quel mutarsi in una nugoletta
Lucida più che mai argento od oro:
E qual candida perla in anel d’oro
Tal si sedeva in quella un’angioletta,
Volando al cielo splendida e soletta,
D’orïental zaffir vestita e d’oro.
Io m’allegrai alte cose sperando,
Dov’io dovea conoscere che a Dio
In breve era madonna per salire,
Come poi fu: ond’io qui lagrimando
Rimaso sono in doglia et in desìo
Di morte, per potere a lei salire.»

 

 

Capaneo il bestemmiatore (e non solo)

Capaneo è un personaggio della mitologia classica, ricordato per aver partecipato all’assedio di Tebe ed essere stato fulminato da Zeus a causa della sua superbia: egli sfida gli dèi e vorrebbe che il potere venisse concesso a Polinice, fratello di Eteocle.

Nel Roman de Thèbes, volgarizzamento della Tebaide di Stazio, Capaneo sale sulla breccia, tira fuori la spada, va all’attacco col suo carro e lancia pietre enormi con cui spezza i muri e grida “Monjoie!” Egli lancia una sfida verbale agli dèi: bestemmia e si autoproclama ateo.
Gli dèi, che sono riuniti, non sanno cosa fare, sono un gruppo di paurosi che vorrebbe mettere fine alla guerra perché non ne sopportano lo sviluppo. Giove ricorda agli dèi che il destino esiste e ad esso nessuno può sottrarsi.

Capaneo compare anche nel XIV canto dell’Inferno dantesco, nel settimo cerchio, dove si trovano i violenti. Egli si trova nel terzo girone, ed è punito come bestemmiatore.

Allego foto di un’anfora proveniente dalla Campania e datata circa 340 a.C..

 

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Stairway to Reality

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The Truman Show (1998) è un film diretto da Peter Weir che vi consiglio.
In un mondo fittizio, di cui Truman è il protagonista, senza tuttavia saperlo, si svolge una vita di cartone e luci da set cinematografico, tanto vera, da confonderlo.
Un’intera città popolata da un cast di attori mette in scena uno Show che dura da trent’anni.
In un’epoca come la nostra, dove il concetto di “reality show” ha talmente attecchito sotto la nostra pelle, da sembrare scontato, dovremmo chiederci quale sia il confine tra il Reale e l’Irreale.

 

Amarsi come Abelardo ed Eloisa

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Splendido quadro di Edmund Blair Leighton intitolato Abelardo ed Eloisa.

 

Pietro Abelardo si forma nelle scuole monastiche; ascolta alcune lezioni di Anselmo ed intraprende la carriera di insegnante.
Scrive Lettere di Abelardo ed Eloisa, testo medioevale che racconta l’amore di una coppia di amanti.
Abelardo è un giovane maestro parigino, viene incaricato da parte di una famiglia di nobili dell’educazione di Eloisa, figlia di Fulberto, canonico di Notre Dame. 
Nel 1116, presso la scuola di Sainte Généviève, si accorge della fanciulla che, nonostante sia giovane, è molto colta: conosce sicuramente il latino, e forse il greco e l’ebraico.
I due si innamorano:

«Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva più spesso al seno che ai libri… […]»

La fanciulla rimane incinta, partorisce Astrolabio (carpitore di stelle), e i suoi parenti richiedono il matrimonio, che dovrà essere celebrato in segreto: Eloisa inizialmente è preoccupata, tuttavia il matrimonio viene celebrato, ma a causa del terrore di uno scandalo, Eloisa si ritira presso il monastero di Argenteuil.

La famiglia punirà Abelardo tramite la castrazione ed Eloisa rimarrà rinchiusa in convento. Mentre Abelardo continuerà la sua carriera, rifugiandosi all’Abbazia di Saint-Denis, Eloisa continuerà a sospirare pensando al suo amato.

Ricorditi di me che son la Pia

Pia de’ Tolomei è un personaggio presente nel V Canto del Purgatorio. 
Ci troviamo nell’Antipurgatorio, dove risiedono i pentiti in punto di morte. Tra questi, abbiamo Iacopo del Cassero, Buon Conte da Montefeltro e Pia. Ella fu la moglie di Nello de’ Pannocchieschi, probabilmente colpevole di infedeltà oppure, secondo altri commentatori, uccisa dal marito. Forse liberandosi di Pia, Nello aveva potuto sposare Margherita, la sua seconda moglie.Segue uno splendido quadro del pre-raffaelita Dante Gabriel Rossetti, che raffigura “Pia de’ Tolomei” (1868–1880).
Il canto si chiude in modo solenne, con le parole di Pia:

«Ricorditi di me, che son la Pia; 
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ‘nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma.»

Ella fu la moglie di Nello de’ Pannocchieschi, probabilmente colpevole di infedeltà oppure, secondo altri commentatori, uccisa dal marito. Forse liberandosi di Pia, Nello aveva potuto sposare Margherita, la sua seconda moglie.Segue uno splendido quadro del pre-raffaelita Dante Gabriel Rossetti, che raffigura “Pia de’ Tolomei” (1868–1880).

 

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Le streghe di Roald Dahl

101 anni dalla nascita di Roald Dahl, scrittore brillante conosciutissimo per i classici per l’infanzia La fabbrica di cioccolato, Le streghe, Il GGG e tanti altri.

Ho un ricordo personale legato a Dahl, che ho conosciuto, da lettrice, ai tempi della scuola elementare. Avevo vinto un concorso di lettura: le due sezioni della mia scuola, la A e la B, erano impegnate tutto l’anno in questo torneo, dove dovevano leggere quanti più libri possibili e compilare le cosiddette “schede libro”.
Arrivai prima e vinsi il libro Le streghe di Dahl, che ricordo tuttora come un prontuario contro le fattucchiere: hanno le narici seghettate, la parrucca, perché sono calve e la loro testa è piena di vesciche, e sono senza piedi.

Ancora oggi, per fortuna, saprei riconoscere una strega.

 

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La noia postmoderna

«Sì, d’accordo, ma poi…
tutto il resto è noia
no, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia
maledetta noia.»

Tutto il resto è noia (1977) è una canzone di Franco Califano, che ha un fascino tutto particolare, direi postmoderno.
La noia è uno stato d’animo molto frequente nella nostra società così ricca di stimoli e possibilità. Come mai? Forse, non abbiamo neppure il tempo di scegliere e allora, tutto il resto è noia, una maledetta noia.

 

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Melevisione: tra latte, cereali e note musicali

Quanti ricordi.
Da bambina non vedevo l’ora di tornare a casa, bere una tazza di latte caldo con i cereali, e guarda la Melevisione.
Le avventure di Tonio Cartonio, ma soprattutto di Principessa Odessa e di Strega Salamandra, quanto mi piacevano!

Ancora oggi, rivendendo la sigla, mi sento felice come una bambina che, dopo la scuola, aspetta soltanto di tuffarsi in un mondo di magia.

 

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Un messaggio importante da parte di Tonio, Lampo, Ronfo e Linfa. Vogliono una televisione “che faccia bene”, che funzioni “a mele”, non che sparga porcheria e semini il terrore.

Alla luce dei fatti di cronaca più recenti, e della televisione “del dolore”, che fa audience sulle sofferenze delle persone, ancora una volta la Melevisione si mostra “avanti”.

«C’è lo gnomo corridore 
Che non riesce a stare fermo
Vuole correre e giocare
Con lo schermo

C’è la gnoma poetessa 
Che ha dei gusti un po’ diversi 
Vuole una televisione 
Che fa versi

C’è lo gnomo dormiglione 
Col lenzuolo bianco panna 
Vuole una televisione 
Ninna-nanna

Mele – melevisione 
Tele – te le chiediamo 
Cele – ce le racconti 
Mele – mele per te

Dimmi un po’, televisione 
Siamo qui zitti e tranquilli 
Non capiamo la ragione 
Perché strilli

Perché semini paura? 
Perché spargi porcheria? 
Perché vuoti spazzatura 
A casa mia?

Voglio solo cose buone, 
O non guardo più la tele! 
Voglio una televisione…

… Che va a mele!!!

Mele – melevisione 
Tele – te le chiediamo 
Cele – ce le racconti 
Mele – mele per te

Mele – Melevisione 
È ora ormai, che cresci 
Parla con i bambini 
Se ci riesci!»