Melevisione: tra latte, cereali e note musicali

Quanti ricordi.
Da bambina non vedevo l’ora di tornare a casa, bere una tazza di latte caldo con i cereali, e guarda la Melevisione.
Le avventure di Tonio Cartonio, ma soprattutto di Principessa Odessa e di Strega Salamandra, quanto mi piacevano!

Ancora oggi, rivendendo la sigla, mi sento felice come una bambina che, dopo la scuola, aspetta soltanto di tuffarsi in un mondo di magia.

 

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Un messaggio importante da parte di Tonio, Lampo, Ronfo e Linfa. Vogliono una televisione “che faccia bene”, che funzioni “a mele”, non che sparga porcheria e semini il terrore.

Alla luce dei fatti di cronaca più recenti, e della televisione “del dolore”, che fa audience sulle sofferenze delle persone, ancora una volta la Melevisione si mostra “avanti”.

«C’è lo gnomo corridore 
Che non riesce a stare fermo
Vuole correre e giocare
Con lo schermo

C’è la gnoma poetessa 
Che ha dei gusti un po’ diversi 
Vuole una televisione 
Che fa versi

C’è lo gnomo dormiglione 
Col lenzuolo bianco panna 
Vuole una televisione 
Ninna-nanna

Mele – melevisione 
Tele – te le chiediamo 
Cele – ce le racconti 
Mele – mele per te

Dimmi un po’, televisione 
Siamo qui zitti e tranquilli 
Non capiamo la ragione 
Perché strilli

Perché semini paura? 
Perché spargi porcheria? 
Perché vuoti spazzatura 
A casa mia?

Voglio solo cose buone, 
O non guardo più la tele! 
Voglio una televisione…

… Che va a mele!!!

Mele – melevisione 
Tele – te le chiediamo 
Cele – ce le racconti 
Mele – mele per te

Mele – Melevisione 
È ora ormai, che cresci 
Parla con i bambini 
Se ci riesci!»

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L’addobbamento

Lo specifico rituale feudale dell’addobbamento:

adoubé da adouber= colpo che viene dato sulla spalla con cui si dà la condizione di cavaliere. Per metonimia si è esteso all’intero rituale della cavalleria, adoubement. 

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Quadro di Edmund Blair Leighton, La vestizione del 1901.

 

Anniversario della morte di Dante

Il 14 settembre si  festeggia l’anniversario della morte di Dante Alighieri, defunto nel settembre del 1321. 

Dante, come vediamo dalle raffigurazioni, appare cinto dalla corona trionfale d’alloro, che durante l’Impero romano era attribuita al generale trionfante nel momento dell’acclamazione e che, nel Medioevo e nel Rinascimento, veniva concessa ai poeti degni di tale onore.
Tuttavia, esisteva anche un’altra corona; la corona ovale, di mirto e di non lauro, che era concessa ai generali che avevano ricevuto una ovazione, ma che tuttavia non erano stati acclamati come trionfanti.

Ricordiamo, con questa terzina, il Sommo poeta incoronato e cogliamo l’occasione per celebrare un ministero che è anche un mistero: quello del maestro. Così, Dante si rivolge a Virgilio:

«Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ ha fatto onore.»

(Inferno, I canto, vv. 85-87)
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Venezia riflessa

«Lontana dal mondo e dal tempo, staccata. Immobile e imperitura, Venezia bisogna rispettarla fin dove è possibile. Noli me tangere dice.»
(Bruno Barilli)

La nostra Venezia in tutti i suoi magici angoli, tra colori e riflessi. 
Fotografia gentilmente concessa da Peter Mei.

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Un parallelo tra Youth, film di Sorrentino del 2015, e questa splendida foto, di Gustavo Millozzi, intitolata Beata solitudo (1960).

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Quando l’acqua è alta, come in questi giorni, Venezia acquista una nuova immagine. Come un Narciso che si specchia, e non sente il rantolo di Eco che sta per consumarsi d’amore, così Venezia, che ha tante anime che desiderano “ire a farsi belle”, si riflette nell’acqua.

Foto di Vanessa Zanchi, studentessa di Scienze dell’antichità dall’animo poetico e dall’obbiettivo sempre pronto.

La doppia Basilica di San Marco

In questi giorni piovosi, Venezia acquista ancora più incanto.
Ecco per voi una fotografia della Basilica di San Marco, intitolata, dal suo autore Simone Granata, “La doppia Basilica”.
Un riflesso, quasi come uno specchio, riflette la cattedrale, che sembra essere illuminata dalle luci di un prisma sfiorato dalla luce.
Possiamo lasciarci incantare dalla facciata marmorea, ricca di mosaici e bassorilievi, e guardare le virtù cardinali e teologali che, fieramente, ci osservano e spiano ogni nostra mossa.
Il leone alato, nel suo splendore dorato, tiene il libro in mano e ci dice: “Pax tibi Marce Evangelista meus”.

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La fantasia

«Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.»

(Alda Merini, Bambino)

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La luce è la scuola: buon inizio dell’anno scolastico!

L’11 settembre per molti incomincia e ricomincia la Scuola.
Molti futuri studenti, emozionati e spaventati, con lo zaino in spalla, le penne cariche, le matite dalle punte affilate e i fogli di carta senza alcuna stropicciatura, si incammineranno verso un nuovo percorso.
I più piccoli piangeranno per il distacco con la famiglia, i più grandi, anche se probabilmente non lo ammetteranno facilmente, avranno una “fifa blu”.
A voi, piccoli futuri scolaretti, rivolgo il mio in bocca al lupo. Godetevi questi anni di studium, di amore e dedizione verso la conoscenza, ma anche di gioco, divertimento e tempo libero.
Siate felici di intraprendere questo nuovo viaggio oppure, nel caso in cui siate già in cammino, non scoraggiatevi e mettetecela tutta.

E ricordatevi, come dice il caro Pascoli, “La luce è la scuola!”.

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Virgie

Virginia Woolf (1882 – 1941) was interested to the complex inner world of feeling and memory. The human personality for her is a continuous shift of impressions and emotions. This idea was influenced by Freud’s psychoanalysis: that considered a multi-layered self and the importance of dreams.
For Virginia Woolf the mind receives many impressions (fantastic, evanescent), from all sides they come and they look like at an incessant shower of atoms.
According Virginia a writer is a free man and not a slave and is very important that the artist base his work upon his own felling and not upon convention.

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Il naso che pende verso destra

«– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo
specchio.
– Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto
un certo dolorino.
Mia moglie sorrise e disse:
– Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
– Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
– Ma sì, caro. Guàrdatelo bene: ti pende verso destra.
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo.»

(Pirandello, Uno, nessuno, centomila)

Quadro di Magritte, La riproduzione vietata (1937)

 

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Orfeo ed Euridice

Quadro di Jean-Baptiste Camille Corot intitolato “Orphée ramenant Eurydice des enfers” del 1861.
La storia di Orfeo ed Euridice è struggente. Orfeo, innamorato della ninfa Euridice, vuole sposarla, ma incontra l’opposizione dell’apicoltore Aristeo.
Euridice, per sfuggire, scappa, ma un serpente la morde, uccidendola. Orfeo è vinto dal dolore e, per tentare il tutto e per tutto, intona una musica in onore di Ade e Persefone, che gli concedono la grazia: riporteranno in vita Euridice se Orfeo, insieme alla sua amata, discesi gli Inferi, riusciranno a risalirli senza voltarsi indietro.

Tuttavia, durante la fuga, Euridice si volta ed Orfeo è costretto a perderla per sempre. Egli intona un canto drammatico e giura di non amare nessun’altra, se non la sua ormai perduta Euridice. 

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